Imposta Comunale sugli Immobili (ICI)

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Che cosa e' l'ICI

1) Che cosa e' l'ICI

L’imposta comunale sugli immobili, istituita dal D.Lgs. 504/92, viene applicata a decorrere del 1 gennaio 1993 ed ha come presupposto il possesso di fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli su territorio dello Stato.

Per meglio comprenderne i connotati generali, occorre risalire a quanto disposto dalla Legge n. 421/1992, legge di delega al Governo “per la razionalizzazione e la revisione della finanza territoriale”, in attuazione alla quale si stabilirono le disposizioni per la disciplina dell’imposta.

L’ICI ha, nella sua natura di prelievo tributario, le seguenti caratteristiche:

- è una imposta diretta, che colpisce cioè direttamente, al momento della sua manifestazione, la ricchezza, in questo caso rappresentata dal possesso di beni immobili;

- è una imposta reale, gravante sulla manifestazione di capacità contributiva, a prescindere dalle condizioni economiche del soggetto passivo;

- è una imposta proporzionale, poiché commisurata al valore dell’immobile posseduto.

Ulteriori riferimenti normativi, utili a comprendere gli aspetti costitutivi dell’ICI, sono la Legge 662/96, in base alla quale è attribuito agli enti locali un potere regolamentare atto a disciplinarne le entrate, ed infine il Decreto legislativo 446/1997, che riconosce agli enti locali la possibilità di emanare autonome disposizioni di natura tributaria.

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2) L'oggetto dell'imposta

L’ICI ha come presupposto il possesso di un bene immobile, situato nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinato.

Costituiscono pertanto oggetto di imposta:

  • fabbricati;
  • aree edificabili;
  • terreni agricoli.


I fabbricati sono tutte le unità immobiliari iscritte nel catasto edilizio urbano, a ciascuna delle quali è attribuita una propria rendita catastale. Fanno inoltre parte del singolo fabbricato anche l’area pertinenziale e, in genere, tutte le porzioni di immobile che non dispongono di una rendita autonoma, ma risultano asservite al fabbricato.

Non appartengono a questa categoria i cosiddetti fabbricati rurali, ovvero quelle costruzioni asservite a terreni agricoli e strumentali all’esercizio di attività agricole, compresa la casa di abitazione del coltivatore. Questi immobili non sono soggetti all’ICI e non sono tassabili autonomamente, la loro rendita catastale essendo ricompresa in quella del terreno agricolo di cui sono pertinenze.

Il possesso di tali fabbricati da parte di soggetti che non esercitino attività agricole determina la perdita del requisito di ruralità, ed il loro conseguente assoggettamento all’ICI.

Sono soggette all’ICI, in quanto dotate di rendita catastale autonoma, anche le pertinenze, intendendosi per tali quei fabbricati destinati al servizio o ad ornamento di altri e ad essi asserviti. Essi sono solitamente identificati nelle seguenti categorie:

  • C/6, stalle, scuderie, rimesse e aurorimesse;
  • C/2, magazzini e locali di deposito;
  • C/7, tettoie chiuse o aperte.


Le aree edificabili sono quelle aree che, in base ai piani regolatori e ad altri strumenti urbanistici generali, possono essere destinate a scopi edificatori. Sono pertanto considerate edificabili:

  • l’area inserita come tale nei piani regolatori;
  • l’area che risulti dalla demolizione di fabbricati preesistenti;
  • l’area occupata da fabbricato soggetto a interventi di recupero edilizio (Art. 31, Legge 457/78), sino alla ultimazione dei lavori;
  • l’area destinata a edificazione, per effetto della indennità di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 327/2001).


Non sono invece considerate edificabili, e dunque non sono soggette all’ICI:

  • le aree con vincolo di inedificabilità;
  • le aree di pertinenza di fabbricati;


Nel Comune di Rodengo Saiano i terreni agricoli NON sono soggetti all’ICI. Per terreno agricolo si intende quello sul quale sono esercitate le attività dirette alla coltivazione del fondo, alla selvicoltura, all’allevamento di animali e le attività connesse (art.2135 del Codice Civile).

Nel caso di terreno agricolo che disponga contemporaneamente dei requisiti di edificabilità, questi ultimi risultano prevalenti, ed il terreno paga l’ICI come area edificabile.

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3) Chi deve pagare l'ICI

Deve pagare l’ICI chi possieda beni immobili situati sul territorio del Comune e, in generale, chiunque detenga un diritto reale su tali beni, anche quando risieda all’estero, non abbia la sede legale in Italia (nel caso di società) e non vi eserciti l’attività.

Sono pertanto soggetti all’imposta:

1. il proprietario, cioè colui che ha il diritto di godere e disporre della cosa in modo pieno e esclusivo;

2. il titolare di uno dei seguenti diritti:

  • usufrutto, cioè del diritto di usare e godere di un bene a tempo determinato;
  • uso, cioè del diritto di servirsi dell’immobile, limitatamente ai bisogni propri e della famiglia;
  • abitazione, cioè del diritto di abitare una casa, per il bisogno proprio e della famiglia;
  • superficie, cioè il diritto di costruire sul suolo di terzi o di alienare una costruzione esistente separatamente dalla proprietà del suolo;
  • enfiteusi.


3. il locatario, cioè colui che fruisce del bene,nel caso di immobili concessi in locazione finanziaria (leasing);

4. il concessionario di aree demaniali, cioè chi abbia in concessione un fabbricato costruito su terreno demaniale.

Non devono pertanto pagare l’ICI l’inquilino, il nudo proprietario, colui che concede uno dei diritti sopra elencati, e comunque ogni altro soggetto che, pur disponendo di immobile, non rientri nelle categorie indicate.

Il coniuge superstite, in caso di morte di uno dei coniugi, è soggetto all’ICI, in quanto titolare del diritto di abitazione.

L’assegnazione della casa di abitazione ad uno dei coniugi da parte del giudice, in seguito a sentenza di separazione legale, annullamento o scioglimento del matrimonio non determina invece l’obbligo, da parte del coniuge assegnatario, di pagare l’imposta, che continua ad essere dovuta interamente dal proprietario.

Nel caso di cooperativa edilizia, infine, l’ICI non è dovuta dal socio ma dalla cooperativa poiché, fino alla stipula dell’atto di compravendita, non si verifica alcun trasferimento del diritto sull’immobile.

L’ICI è dovuta in proporzione alla quota di immobile posseduta, o sulla quale si vanta il diritto sopra descritto.

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4) La prima casa

Dal 29 maggio 2008 sono esenti da ICI:

- l’immobile adibito a casa di abitazione;

- una pertinenza dell’immobile adibito ad abitazione principale;

- l’immobile concesso in uso gratuito a parenti;

- l’immobile di anziani e disabili residenti in istituti di ricovero.

Con il (convertito nella Legge 126 del 24.07.08) il legislatore, in seguito ad una progressiva riduzione dell’imposta, ha stabilito la totale esenzione dall’ICI gravante sull’abitazione principale.

L’abitazione principale è quella in cui il contribuente ha la propria residenza anagrafica, e l’esenzione compete a ciascuno dei proprietari, qualora l’immobile sia destinato da tutti ad abitazione principale.

Nel caso in cui, invece, tale condizione si realizzi soltanto per alcuni proprietari, l’esenzione compete interamente ed esclusivamente a questi.

L’esenzione deve essere proporzionata ai mesi di possesso nell’anno solare e non trova applicazione nel caso di fabbricati appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

 

 


5) Link utili

www.agenziaentrate.gov.it
www.ancitel.it

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6) Norme di riferimento


Delibera di C.C. n. 30 del 31.07.2009 successivamente modificata con delibera di C.C. n. 11 del 26.02.2010 con la quale si approva il Regolamento comunale sull'ICI (imposta comunale sugli immobili).
Delibera di G.C. n. 4 del 27.01.2010 di Determinazione aliquota e agevolazioni prima e unica abitazione anno 2010
Delibera di G. C. n. 3 del 27.01.2010 di Determinazione del valore venale delle aree fabbricabili presenti nel territorio comunale ai fini dell'imposta comunale sugli immobili (ici) a decorrere dal 01/01/2010. Modificata ed integrata con la delibera di G.C. n. 3 del 27.01.2010.
 


Le modalità di pagamento


SOMMARIO

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1) Come si paga


L’ICI si paga mediante autotassazione, cioè con versamento diretto da parte del contribuente, attraverso bollettini di conto corrente postale al Comune.

C.C.P. 11001252 Intestato a: COMUNE DI RODENGO SAIANO - SERVIZIO TESORERIA RISCOSSIONE I.C.I.


Dal 1 marzo 2003 è altresì possibile versare l’ICI in banca, posta o presso altro soggetti autorizzati alla riscossione mediante il Modello F24.

L’utilizzazione del modello F24, già in uso per molti tributi nazionali, oltre all’evidente praticità di sommare l’ICI ad altri eventuali versamenti in un unico modulo, consente inoltre la compensazione del debito relativo a tale imposta con crediti tributari o previdenziali di altra origine.

Nel caso di utilizzazione del modello F24, è necessario indicare:

  • il codice del Comune (H477);
  • il codice versamento, secondo lo schema sotto riportato;
    • ▪ 3901 - ICI sull’abitazione principale (caso ormai raro)
    • ▪ 3902 - ICI su terreni agricoli
    • ▪ 3903 - ICI su aree edificabili
    • ▪ 3904 - ICI su altri fabbricati
  • l’indicazione di saldo e acconto;
  • l’anno di versamento.


Il modello F24 è reperibile presso gli istituti di credito e gli uffici postali.

E’ opportuno ricordare che il pagamento mediante modello F24 può essere effettuato anche in via telematica, qualora si disponga di un conto bancario online, oppure attraverso gli intermediari fiscali abilitati (commercialisti e consulenti fiscali in genere).

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2) Quando si paga

Il versamento può essere effettuato in una unica soluzione, dal 1° maggio ed entro il 16 giugno, oppure in due rate, la prima in acconto fra il 1° maggio e il 16 giugno, la seconda a saldo, fra il 1° e il 16 dicembre.
La prima rata, dovuta per il primo semestre dell’anno, è pari al 50 % dell’imposta dovuta, con riferimento ad aliquote e detrazioni in vigore nell’anno precedente; la seconda rata, relativa al secondo semestre, è dovuta per differenza, con riferimento ad aliquote e detrazioni in vigore nell’anno corrente.

Tale metodo è stato introdotto dalla Legge 248/2006 per ragioni di uniformità con altre imposte nazionali, tuttavia si ritiene non possa essere ritenuto sanzionabile il comportamento del contribuente che, per ragioni di praticità, decida di utilizzare le aliquote e le detrazioni vigenti nell’anno di imposta corrente.

L’eventuale versamento in una unica soluzione deve invece essere effettuato entro la scadenza della prima rata (16 giugno), con l’applicazione del regolamento in vigore al momento del pagamento.

I proprietari di immobili che non siano residenti in Italia possono inoltre effettuare un unico versamento entro la scadenza del 16 dicembre, applicando un interesse del 3%.


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3) Arrotondamenti

L’importo di ciascuna rata deve essere arrotondato all’unità di euro: l’arrotondamento è per difetto sino ad € 0,49 e per eccesso oltre € 0,51.

 

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4) Quanto si paga

L’ICI è dovuta in base al valore dell’immobile posseduto, che ne costituisce la base imponibile, cioè il parametro sul quale si calcola l’imposta.

Nel caso di fabbricati, occorre distinguere fra:
  • fabbricati iscritti in catasto;
  • fabbricati non iscritti in catasto;
  • fabbricati di interesse storico e artistico.
Per i fabbricati iscritti in catasto, la base imponibile è costituita dalla rendita attribuita agli stessi, rivalutata del 5 % e moltiplicata per i coefficienti indicati:
  • per la categoria A (escluso A/10) , cioè per le abitazioni, si moltiplica per 100;
  • per la categoria C (escluso C/1), cioè rimesse, autorimesse, tettoie, ecc. si moltiplica per 100;
  • per la categoria A/10, cioè studi privati, si moltiplica per 50;
  • per la categoria C/1, cioè negozi e botteghe, si moltiplica per 34;
  • per la categoria B, cioè convitti, ospedali, conventi, ricoveri, ecc, si moltiplica per 140.
Gli immobili non iscritti in catasto sono sostanzialmente quelli inseriti nella categoria D: si tratta di fabbricati ad uso strumentale (capannoni, opifici, ecc.), il cui valore non è definito in maniera generalizzata, ma deriva dalle scritture contabili dell’impresa che ne è proprietaria. Per questi fabbricati la base imponibile è costituita dal loro costo originario, aumentato dai costi incrementativi.

Tale regola è tuttavia applicabile soltanto nel caso di fabbricati posseduti da imprese: qualora il proprietario fosse anche solo in parte un soggetto non imprenditore, si dovrà fare riferimento a valori determinati con un apposito sistema informatico (procedura DOC.FA, D.M. 701/1994).

Per gli immobili di interesse storico e artistico la base imponibile è una rendita catastale ridotta, determinata dalla tariffa d’estimo minore fra quelle applicate per le abitazioni della stessa zona censuaria

Sono esenti dall’ICI i terreni agricoli posti nel Comune di Rodengo Saiano.

La base imponibile delle aree edificabili è rappresentata dal loro valore venale al 1° gennaio dell’anno di imposizione. Si tratta evidentemente di un valore variabile, a differenza di quanto indicato per fabbricati e terreni agricoli, che tiene conto delle eventuali variazioni dovute situazioni specifiche.

Il Comune di Rodengo Saiano ha stabilito un valore predeterminato , in forza della norma regolamentare prevista dal D.Lgs 446 del 15.12.1997.
 
5) Periodo e quote di possesso
 
L’ICI è commisurata ai mesi di possesso dell’immobile, considerandola dovuta per l’intero mese nel caso di possesso superiore a 15 giorni. Nel caso, ad esempio, di compravendita stipulata al 10 ottobre, il venditore sarà tenuto al pagamento per 9 mesi e l’acquirente per i 3 mesi restanti. Chi è possessore di immobile per tutto anno versa ovviamente l’intera imposta.

L’ICI è altresì dovuta per la quota di possesso: nel caso di più soggetti possessori del medesimo immobile, ciascuno è tenuto al pagamento in base alla propria quota.

6) L' aliquota applicata

Il calcolo dell’imposta deve essere effettuato moltiplicando la base imponibile, come sopra determinata, all’aliquota applicata a quel tipo di immobile.

L’aliquota dell’ICI è fissata nella misura del 4 per mille per le abitazioni principali e nella misura del 6,5 per mille per tutti gli altri immobili e aree fabbricabili.
Delibera di G.C. n. 4 del 27.01.2010 di Determinazione aliquota e agevolazioni prima e unica abitazione anno 2010.
 
 
 

7) Esclusioni ed esenzioni

Sono esclusi dall’ICI tutti quegli immobili che, non ricorrendone i presupposti di legge, in quanto non indicativi di ricchezza, non possono essere attratti ad imposizione. Fra questi:
  • i terreni incolti, o comunque non destinati ad attività agricole;
  • i terreni sulle quali l’attività agricola è esercitata in maniera occasionale e non imprenditoriale (orticelli);
  • i terreni destinati a particolari attività, come cave, miniere, ecc.
  • le unità immobiliari non considerate come fabbricati, quali serre, vasche per l’irrigazione, tettoie, porcili e pollai di ridotte dimensioni.
Godono invece di esenzione tutti i fabbricati destinati ad un uso istituzionale o religioso, quelli appartenenti a Stati esteri e alle organizzazioni internazionali riconosciute, fra i quali, a titolo soltanto esemplificativo:
  • gli immobili di enti pubblici ed enti locali, utilizzati per finalità istituzionali;
  • i fabbricati destinati al culto;
  • i fabbricati di proprietà della Santa Sede;
  • i fabbricati classificabili nelle categorie E.

Gli immobili appartenenti ad enti non commerciali sono esenti dall’ICI unicamente se destinati ad un utilizzazione esclusiva per gli scopi istituzionali.

Dal 29 maggio 2008 sono esenti da ICI:
  • l’immobile adibito a casa di abitazione;
  • una pertinenza dell’immobile adibito ad abitazione principale;
  • l’immobile concesso in uso gratuito a parenti;
  • l’immobile di anziani e disabili residenti in istituti di ricovero.


Con il Decreto Legge 93 del 27.05.2008 (convertito nella Legge 126 del 24.07.08) il legislatore, in seguito ad una progressiva riduzione dell’imposta, ha stabilito la totale esenzione dall’ICI gravante sull’abitazione principale.

L’abitazione principale è quella in cui il contribuente ha la propria residenza anagrafica, e l’esenzione compete a ciascuno dei proprietari, qualora l’immobile sia destinato da tutti ad abitazione principale.

Nel caso in cui, invece, tale condizione si realizzi soltanto per alcuni proprietari, l’esenzione compete interamente ed esclusivamente a questi.

L’esenzione deve essere proporzionata ai mesi di possesso nell’anno solare e non trova applicazione nel caso di fabbricati appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Il Comune può inoltre disporre che beneficino dell’esenzione anche le unità immobiliari assimilabili alla prima casa, ma e’ opportuno ricordare come il Ministero delle Finanze abbia espresso, in merito, un diverso orientamento, ritenendo nulle tutte le delibere comunali che estendevano il beneficio ad unità immobiliari diverse da quelle sopra indicate (risoluzione ministeriale n. 2/2009).

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8) Riduzioni

I possessori di immobili che, pur adibiti a prima casa, non possano fruire dell’esenzione (è il caso di chi possegga immobili classificati A/1, A/8 e A/9), possono comunque godere delle detrazioni previste dal regolamento comunale.

Anche le detrazioni competono in proporzione al periodo ed alla quota di possesso.

L’ICI è inoltre ridotta al 50 % nel caso di fabbricati inagibili o inabitabili. Tale condizione deve essere preventivamente accertata dall’Ufficio tecnico del Comune e certificata in apposita perizia, nella quale si dichiara che l’inagibilità o comunque l’impossibilità all’uso del fabbricato non è rimediabile attraverso interventi di manutenzione ordinaria.

Tali circostanze possono essere attestate dal contribuente mediante l’autocertificazione.

Altra categoria particolare è costituita dai fabbricati di interesse storico o artistico: sono tali quegli immobili che godano di particolare tutela, formalizzata attraverso una dichiarazione di interesse, con la quale è certificata la sussistenza, in capo all’edificio, di un requisito di importanza storica, archeologica o artistica. Questi fabbricati godono di agevolazione fiscale consistente nell’applicazione, come base di calcolo, di una rendita catastale ridotta.
 

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9) Link utili

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10) Norme di riferimento


Dichiarazione e rimborsi


SOMMARIO
 

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1) Obblighi soppressi di dichiarazione e comunicazione

Il contribuente è sempre tenuto, oltre che al pagamento dell’imposta, a comunicare al Comune eventuali variazioni intervenute nel possesso degli immobili, fornendo così tutte le informazioni necessarie a individuare una diversa base imponibile.

Il D.Lgs. 504/92, istitutivo dell’ICI, aveva in origine disposto che il contribuente fosse obbligato, in caso di variazioni, a presentare la “dichiarazione ICI”, redatta in triplice copia su modello approvato con decreto ministeriale. La dichiarazione era costituita da uno o più modelli, a seconda del numero degli immobili, poteva essere presentata congiuntamente dai comproprietari, ed era obbligatoria nel caso di acquisto, di vendita, di modificazioni del possesso derivanti da cambio di rendita catastale, di destinazione d’uso, di quote possedute, di procedure concorsuali o di fallimento, ecc.

In seguito, tale dichiarazione era sostituita da una comunicazione, con funzioni analoghe, in attuazione a quanto previsto dal D.Lgs. 446/97, che prevedeva alla riduzione di adempimenti richiesti ai contribuenti.

La comunicazione forniva al Comune un supporto alla attività accertativa, ma non semplificava, di fatto, gli obblighi del contribuente.

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2) Attuale obbligo di dichiarazione

La legge 248 del 4 agosto 2006 ha invece soppresso l’obbligo di presentare la dichiarazione, a decorrere dall’anno 2007, subordinando tuttavia l’efficacia della riforma alla possibilità del Comune di recuperare direttamente i dati relativi ai singoli immobili, gestiti dall’Agenzia del territorio.

Con la progressiva informatizzazione dei Comuni, questa disposizione è divenuta operativa dal 2008, con la conseguenza che il contribuente è tenuto a presentare la dichiarazione soltanto nei casi in cui debba evidenziare variazioni riguardanti la destinazione dell’immobile, possibili agevolazioni o che comunque determinino una debito di imposta differente.


Fra queste, unicamente a titolo di esempio:

  • variazioni da prima abitazione principale a seconda casa e viceversa;
  • variazione per sopravvenuti diritti alla riduzione dell’imposta (fabbricato inagibile);
  • variazioni per sopravvenuto riconoscimento dell’interesse storico o artistico;
  • variazioni nel diritto di superficie (per le aree edificabili);
  • variazioni di altri diritti reali (l’usufrutto, l’uso, ecc.) sul possesso dell’immobile;
  • variazioni di edificabilità a seguito di demolizione dell’edificio;
  • acquisizione di immobili mediante leasing;
  • variazioni per immobili posseduti da imprese,a seguito di operazioni straordinarie;
  • variazioni per immobili classificati al gruppo D, senza attribuzione di rendita catastale;
  • variazioni presenti in atti non trasmessi mediante il modello unico informatico (divisioni, donazioni, permute, convenzioni matrimoniali, cessione ai creditori, ecc).

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3) Dove e quando si presenta la dichiarazione ICI

La dichiarazione deve essere presentata al Comune mediante consegna diretta o attraverso la spedizione postale con raccomandata, utilizzando l’apposito modello, scaricabile da internet o acquistabile presso negozi di modulistica.

Il modello ha caratteristiche uniche in tutto il territorio dello Stato, e richiede i seguenti dati:

  • dati anagrafici del contribuente;
  • dati anagrafici di eventuali contitolari dell’immobile;
  • dati catastali di ogni singolo immobile oggetto di dichiarazione;
  • indicazione delle cause di variazione.


La dichiarazione ICI è costituita da tre copie, di cui una rimane al contribuente, e deve essere sottoscritta.

La presentazione della dichiarazione ICI ha la medesima scadenza delle dichiarazioni fiscali, ed è pertanto fissata, per l’anno 2010, al 30 settembre.

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4) Rimborso di somme versate indebitamente

Il contribuente che abbia versato somme non dovute, oppure in eccesso rispetto a quanto dovuto, può richiederle a rimborso entro cinque anni dal giorno del versamento, ovvero dal giorno in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

Il comune ha l’obbligo di restituzione entro centottanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza di rimborso.

Tale rimborso può competere anche per aree per le quali si è pagata l’imposta e che, nel frattempo sono divenute non edificabili, fatta salva la possibilità del Comune di disporre una specifica regolamentazione in materia.

Anche nel caso di fabbricati non ancora iscritti in catasto può verificarsi la possibilità di un rimborso, laddove la rendita catastale attribuita risulti inferiore a quella provvisoriamente adottata: si tratta tuttavia di una ipotesi alquanto residuale, prevedendo l’adozione di una rendita presunta non similare a quella definitiva.
 

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5) La riscossione del rimborso

La riscossione del rimborso può avvenire secondo le modalità sotto previste:

  • la riscossione diretta, presso la tesoreria del Comune;
  • l’accredito degli importi a credito su conto corrente bancario o postale indicato dal contribuente;

 

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6) Istanza di rimborso

Per ottenere il rimborso, il contribuente deve presentare apposita istanza, nella quale motiva la richiesta e quantifica le somme versate in eccesso. Tale richiesta deve essere sottoscritta e inoltrata al Comune direttamente oppure tramite il servizio postale (fa fede la data del timbro postale), entro il termine quinquennale sopra indicato.
 


7) Link utili
 

 

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8) Norme di riferimento

 
 
 
 
 
 
 
9) Codici tributo F24 più ricorrenti
 
Per i codici tributo fare riferimento al sito dell’Agenzia delle Entrate.
 


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